DIARIO DI 3 BICICLETTE

Premessa

Mi chiamo Fabio e ho deciso di aderire alla biciclettata Freebike promossa dall'associazione stradafacendo di Castelnuovo del Garda. Visto la particolarità dell'esperienza che sto per intraprendere ho pensato di scriverne un diario, annotando le cose che più mi colpiranno in questa singolare esperienza escursionistica. Abituati come siamo a muoverci solamente in auto stracariche di bagagli, l'idea di un viaggio in bicicletta di più giorni con il minimo indispensabile ha stimolato la mia curiosità, tanto che la notte prima di partire ero eccitato come un bambino che va in gita scolastica.



Primo giorno
Giovedì 1 maggio 2008

Come previsto siamo partiti alle ore 9 dalla diga di Salionze, peccato siamo solo in tre, i miei compagni di viaggio sono Silvano e Giuseppe dell'associazione Stradafacendo, praticamente sono stato l'unico ad aderire a questa iniziativa, facciamo subito amicizia sono simpatici, disponibili e ben organizzati. La temperatura è ideale ed ad una velocità media di 15 km/h siamo arrivati a Mantova che era quasi mezzogiorno.
Si prosegue in direzione Governolo e qui il sentiero lungo il Mincio è sterrato e le chiappe iniziano a dare i primi sintomi di sofferenza. Gli ultimi 13 km prima di Governolo sono proprio massacranti. A Governolo abbiamo sbagliato strada e questo ci è costato circa 3 km in più. Passiamo Governolo e ci fermiamo sul Po' per uno spuntino, anzi una merenda perché lo spuntino lo avevamo già fatto nella riserva naturale di Vallazza.
Proseguiamo sull'argine sinistro del Po fino ad Ostiglia. Giunti in loco attraversiamo il Po' sul ponte di ferro che collega Ostiglia a Revere. Le chiappe si fanno sentire sempre più doloranti e quindi ci affrettiamo per trovare un posto per accamparci a trascorrere la notte. Circa 3 km prima di Sermide in un pioppeto con spiaggia troviamo il nostro luogo ideale. Montiamo le tende e finiamo i rimasugli di cibo rimasti e nella cornice di un bel tramonto sorseggiamo un tè caldo. Abbiamo percorso 105 km in 7 ore di dura sella. Sono le 21 e il canto degli uccelli ci fa compagnia e fra un po' sicuramente ci addormenteremo stanchi ma felici.

Secondo giorno
Venerdì2 maggio 2008

Sveglia alle 7.30, notte tragica; il mio sacco a pelo, ahimè, devo dare ragione a mia moglie, non tiene per nulla caldo (le quattromila lire peggior spese della mia vita), la tenda del pescatore comperata al LIDL a 11€ fa condensa all'interno procurando una leggera pioggerellina ad ogni minimo movimento.
Fortunatamente ogn'uno ha la sua tenda. Smontiamo l'accampamento e partiamo per andare in centro a Sermide per la colazione. Ci sediamo nel plateatico del bar al centro della piazza, e i nostri discorsi si indirizzano in argomenti da pensionati, durante la conversazione ci chiediamo il motivo di tali ragionamenti e osservandoci intorno notiamo che gli altri clienti del locale non sono proprio dei ragazzi, il più giovane avrà avuto più o meno settant' anni.
Chiacchiera e chiacchiera decidiamo di fare un po' di spesa e verso le 11 ripartiamo.
Per strada la gente notando lo strano trio ci saluta, ci chiede da dove veniamo e dove siamo diretti e questo ci fa piacere.
Pedaliamo allegramente seguendo l'argine destro del Po fino a raggiungere la foce del Panaro. Non essendoci ponti nelle vicinanze dobbiamo risalirlo fino a Bondeno allungando di 20 km la nostra tappa giornaliera. Fa veramente caldo il sole è alto sopra le nostre teste, decidiamo di fermarci all'ombra di un pioppeto e di nutrirci adeguatamente. Io e Giuseppe ci lamentiamo di un forte dolore al fondo schiena nonostante i pantaloncini da ciclista. Silvano ci consiglia di smudandarci perché ci dice che con i pantaloni da ciclista non bisogna indossare slip, suscitando la nostra ilarità. In un secondo momento, riflettendoci sopra ci rendiamo conto che vale la pena, tentare tale esperienza. Proseguiamo la nostra marcia e ritorniamo sull'argine destro del Po. L'esperienza sellino, pantaloncini e chiappe sembra funzionare, grazie del consiglio Silvano!
Il viaggio prosegue tra campi in fiore dove il contrasto cromatico esaltato dal giallo della colza sullo sfondo verde dell'erba e dell'azzurro del cielo, unito alla striscia grigia della strada sterrata stimola in me profonde emozioni poetiche.
Il tramonto ci coglie mentre stiamo ancora pedalando e le gambe girano agilmente sui pedali mentre una fresca brezzolina ci solletica il viso. Chiacchierando decidiamo di proseguire nonostante il buio ci abbia ormai avvolto.


Io accendo il mio potente faro e la sua luce intensa ci invita a proseguire senza indugio nella buia notte fino ad eguagliare la stessa distanza percorsa il giorno prima, arriviamo così a Serravalle Po. Ci fermiamo, montiamo le tende, ma sono talmente stanco che non gonfio neanche il materassino, getto la bicicletta per terra, do la buonanotte e comincio subito a russare come una motosega. Tanto che Silvano è costretto a mettersi i tappi nelle orecchie per potersi addormentare.

Terzo giorno
Sabato 3 maggio 2008

Sveglia col canto del gallo emozione d'altri tempi poi ci si riaddormenta fino alle otto, solo io e Giuseppe possiamo godere di tale risveglio perché Silvano ha ancora i tappi e se non lo svegliamo dorme fino a mezzogiorno.
Colazione al bar, piccola spesa alla Crai, alle ore 9.50 siamo pronti per ripartire in direzione Gorino, circa 50 km. La gente è simpaticissima, semplice e ruspante come da noi trent' anni fa, parlano il loro dialetto e sono molto disponibili a darci delle informazioni.
Stradafacendo troviamo per ben tre volte dei cartelli di deviazione dall'argine per lavori in corso, decidiamo di non rispettarli e proseguiamo su dei tratti di terreno veramente accidentati e polverosi. Finalmente arriviamo a Mesola alla festa dell'asparago.


Peccato che gli stand gastronomici iniziano a distribuire solo alle 17.00, sono le 13.00 e noi ci accomodiamo in riva al fiume a pranzare con il nostro pic nic. Riposiamo un paio d'ore sull'erba fresca dopodiché ripartiamo per Gorino. Una forte brezza marina ci oppone resistenza ma noi in fila indiana la attraversiamo come una freccia fende l'aria che la separa dal bersaglio.
Procede tutto bene e alle 16.00 siamo finalmente a Gorino, ma per il faro ci sono ancora 4 km di strada molto dissestata e Silvano mentre filmava rischiava di cadere. Dopo un'ora arriviamo al faro e Giuseppe si bagna finalmente le mani nell'Adriatico facendo il segno di vittoria.


Il delta del Po è affascinante, una miriade di uccelli di diversa specie sorvolano le acque della laguna, dopo una breve sosta al faro dobbiamo ritornare a Gorino e attraversare il ponte di zattere in direzione Santa Giulia e qui un altro ponte di barche sul Po di Gnocca, ci porta sulla strada per Porto Tolle. Scopriamo che in realtà Porto Tolle non esiste ma è una comunità di paesi del Delta e il comune è situato a Ca Tiepolo, dove alle 20.00 ci fermiamo per cenare in un simpatico ed accogliente ristorante (ristorante pizzeria Margherita, in via Brunetti). Scorpacciata di pesce, porzioni industriali e di ottima qualità.
Dopo cena cerchiamo un luogo tranquillo per trascorrere la notte dobbiamo uscire dall'abitato di Ca Tiepolo causa incessante abbaiare dei cani, in prossimità di una cascina abbandonata identifichiamo il luogo adatto. La notte è tranquilla e il sonno ristoratore, unico inconveniente è l'umidità che avverto nella tenda da pescatore.

Quarto giorno
Domenica 4 maggio 2008

Sveglia alle sette, si smontano le tende e si ritorna nel centro di Ca Tiepolo per la colazione cappuccio e briosce e via per Chioggia, attraversiamo il Po di Venezia e ci inoltriamo nell'oasi di Vallona e Scanarello. Ci fanno compagnia molte specie di uccelli acquatici che riconosciamo. Ci sono: cavalieri d'Italia, fenicotteri, aironi, garzette, folaghe, germani reali, cigni, falchi e bellissimi martin pescatore.
Arriviamo così a Porto Levante: questo è il ramo del delta più a nord e per attraversarlo occorre usufruire di un piccolo traghetto che fa la spola tra le due rive. Il caronte non si riesce a trovare nonostante i tentativi di diverse persone del posto per rintracciarlo, finalmente uno si prende l'onere di andarlo a cercare con la barca, lo trova in un profondo stato di riposo simile al coma, dovuto probabilmente ad una alzata in più di gomito, comunque scusandosi per il disagio ci trasporta sull'altra riva. Facciamo un salto all'isola di Albarella ma essendo frequenta da molti vip non ci garba e torniamo sul percorso delle valli in direzione Chioggia. Attraversiamo l'Adige sulla statale Romea, unico ponte possibile. Superiamo anche il Brenta e alle 16.22 siamo nel centro storico di Chioggia a brindare per la riuscita del nostro viaggio.
I bei giorni trascorsi serenamente in assoluta tranquillità lontano dalla routine sono finiti e ci ritroviamo catapultati in mezzo ai disagi quotidiani di tutti i giorni, iniziando con le scomode ferrovie locali. Infatti i treni presi, nonostante fossero indicati come capaci di trasportare bici, non erano in realtà attrezzati per tale servizio. I ritardi completarono il quadro così in poco meno di tre ore ci ritrovammo stressati quasi come prima di partire, solo il ricordo dei fantastici giorni trascorsi ci restituì il buon'umore.
Sono stati quattro giorni indimenticabili per le cose viste e vissute l'amicizia maturata tra di noi e, almeno per me, una sfida vinta con me stesso e una presa di coscienza sulle mie reali capacità fino adesso insospettabili: non pensavo di poter sostenere in bici un giro di 370 km.

Grazie stradafacendo e alla prossima Freebike


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